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In ricordo di Alberto

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Un anno fa Alberto se ne andava e qui all'Associazione abbiamo deciso di ricordarlo in un modo che, crediamo, gli sarebbe piaciuto: cioè rendendo pubbliche e fruibili in streaming, dal 22 al 25 aprile, alcune delle sue opere più importanti.
Abbiamo realizzato un "collage" dei suoi film più noti (durata complessiva pari circa a tre ore e mezza): c'è dentro "La verifica incerta" (1964) realizzato insieme a Gianfranco Baruchello e "Trasfert per camera verso virulentia" (1966/67), c'è "Il grande freddo" (1971) e "Lia" (1977), c'è "Dinni e la normalina" (1978) e "Autoritratto Auschwitz/L'occhio è per così dire l'evoluzione biologica di una lacrima" (1965-68 - 2007). C'è insomma il Grifi sperimentale e il Grifi documentarista, c'è il Grifi degli anni '60 e '70 e quello dell'ultimo periodo. C'è un ampio scorcio del suo percorso artistico, ci sono i volti e le situazioni che hanno popolato il suo cinema. Ci sono dentro anche interviste ad Alberto e altri frammenti.

L'Associazione, anche attraverso questo sito web, continua il discorso su Alberto e sulla sua opera: una produzione che rientra a pieno titolo nella storia del cinema italiano e che non vogliamo cada nel dimenticatoio. Nella sezione "contributi" sono già visibili interventi e interviste di/a critici e studiosi che nel loro percorso hanno incontrato Alberto e i suoi film, in tempi recenti o in anni lontani. Di mese in mese la sezione sarà arricchita di testi critici, di riflessioni, di chiacchierate e punti di vista.
Delle altre iniziative in cantiere vi daremo conto, di volta in volta, su queste pagine: di saggi e di giornali, di festival e di appuntamenti. Talvolta ve ne daremo conto, in forma scritta, altre volte in video.

Visto che a ben poco serve la retorica, lasciamo dunque agli amici, agli appassionati, ai compagni di viaggio e a chi si imbatte in queste pagine per la prima volta, il gusto e il piacere della visione. Lanciando a tutti un semplice messaggio: che qui si continua, nel nostro piccolo, ad andare avanti, il più coerentemente possibile con la visione sociale, umana e politica di Alberto.

di Marco Di Porto