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Lido underground, lo sguardo capovolto

di Roberto Silvestri

31/08/2004 - Il Manifesto

Alla Mostra 61 resurrezione del cinema più vitale e dimenticato. Il b-movie e l'underground all'italiana anni 60 e 70. Alla presenza di Grifi, Baruchello Scavolini, Brunatto, San Precario e i ragazzi del Global Beach

E' stato particolarmente felice e teoricamente destabilizzante da parte di Marco Muller, direttore della Biennale Cinema, aver pensato di mettere quest'anno insieme il diavolo e l'acqua santa, trash movie e oggetti d'arte degni di Duchamp, immagini sovversive e immagini codificate a disciplinate.
Infatti il cinema di genere degli anni 60 e 70 e l'underground italiani, fanno parte di un identico progetto di risarcimento critico e di restauri tecnologici, l'""Italians Kings of the B's".
Oltretutto restaurare otto millimetri e video d'epoca sessanta-settanta può creare difficoltà tecniche perfino superiori rispettto a quelle di un cinemascope tecnicolor anni '50....
"Schegge di utopia, il cinema underground italiano questo sconosciuto" è un progetto che l'ottimo canale tv culturale Cult Network ha affidato a un regista "off & on", a secondo delle stagioni, Paolo Brunatto, che presenterà sul Lido tre classici fuori schema del nostro cinema indipendentissimo e tre ritratti (di 45 minuti l'uno) sugli autori sovversivi dell'epoca (bè, anche di adesso): Alberto Grifi, di cui si vedranno Transfert per kamera verso virulentia (1966) 20', da un lavoro teatrale di Aldo Braibanti; La verifica incerta (40', 1965, che è un innesto dadaista pre-blobbiano non dentro i programmi tv dentro le pellicole americane triturate, fuorviate, fatte sbandare e poi esplodere definitivamente, come successe perchè nacque la new Hollywood proprio in quel momento), codiretto con l'artista Gianfranco Baruchello (geologo dell'inconscio, subconscio, infraconscio con propensione a compierne, lì dentro, azioni terroristiche molto efferate) e il vietatissimo A mosca cieca di Romano Scavolini (1968, 66', incursione di un filmaker drop out nel circuito normale, alla Cassavetes, finito con un sequestro, ma oggi il film è uscito nel mercato home video, riproposto da Rarovideo). Incontro con gli autori e con Brunatto (e con il poeta Valentino Zeichen) il 5 settembre, dalle 16.30 in poi.
Attraverso i ritratti si raccontano molte pagine censurate del nostro immaginario più tenero e sulfureo, il sogno di una generazione che volle reinventare lo sguardo e che per questo cercarono di accecare, ma passò irreversibilmente alle generazioni successive ambizioni utopistiche smisurate, addirittura new global.
Dice Brunatto: "Rispetto all'esperienza francese o tedesca degli stessi anni, quella italiana rivelò un'inventiva e una forza molto superiori. E anche rispetto all'underground americano, al quale si ispirò nei primi anni di vita, ebbe una maggiore apertura culturale e una maggiore attenzione alle problematiche politiche e sociali".
Le opere di Di Leo e Grifi, Bava, e Baruchello, Brunatto o Fulci, Scavolini e Margheriti... saranno presentate dunque insieme, intrecciate, e in molti sensi collegate. Esiti differenti di input non poi così dissimili e eterogenei. E' chiaro che quando un'industria funziona bene, e la moltitudine crea, la forbice tra pazzi isotopi d'arte elaboratissima e serie forme seriali si accorcia. E'chiaro che la lotta, il movimento, la contestazione, lo sciopero è lo sviluppo: obbligare la macchina a incorporare più lavoro vivo è costata nel '68 operaio la fatica che sappiamo. E che ricerca e sperimentalismo rendono l'oggetto di massa più affascinante, seducente e vendibile...
Molti dicono che l'underground Usa degli anni sessanta, soprattutto americano, ha anticipato calligrafismi cromatico, tempi di ricezione, non-sense narrativi e frammentazione nel flusso emozionale che sarebbero diventati ovvietà nell'era "spot, clip, blob e Mtv". Per fare un solo esempio. Quando Mario Bava si accorse che l'amico e vicino di casa Federico Fellini gli aveva rubato spudoratamente le sue idee horror più sconvolgenti per girare "Toby Dammit", rammaricandosene con Giulietta, si sentì rispondere dall'attrice un disarmante: "Bè Mario, sai com'è fatto Federico". Ma nessuno oggi sa come è Mario Bava. Bisognerebbe proprio riscrivere le storie del cinema italiano. Anche perchè quelle che ci sono sono talmente fraintese (lo scriveva domenica Carlo Lizzani sul Corriere della Sera) ricordando che il cinema italiano non fu affatto nella sua maggioranza iscritto o affiliato al Partito Comunista Italiano. Fu molto, molto più a sinistra. 25 film scelti da Giusti e Rea tra gli "stracult" exploitation, cioè di esplicito magnetismo commerciale, film di successo western, poliziotteschi, horror, gialli, comemdie di charme perfierico... capaci tutti però di conquistarsi fette di mercato anche internazionale. E che festeggiarono - attorno alla metà degli anni 70 - a livello "canto del cigno", la loro morte, l'addio della nostra industria a ogni autonomia futura e a ogni spinta propulsiva. Perchè non si riuscì a impedire la sudditanza, da allora, alla dittatura della monocrazia televisiva e al localismo oscurantista.
E assieme agli ultimi blockbuster scopriremo così la mappa segreta, invisibile, di ciò che li rese possibile. Il lavoro dietro le quinte, e anti accademico, contro il cinema mainstream. Film che riportavano la vita dentro lo spettacolo pacificato, l'imperfezione e il "non finito" nella confezione borghese e chiusa delle cose, aggredivano le gerarchie del set, indicavano come sale della terra cortei urlanti nelle strade, donne in rivolta, gay estremi, malati di mente, carcerati mai domi...
I 6 film "off off" di Venezia li vedremo riproposti da Massimiliano Fasoli nel palinsesto Cult Network, il canale culturale della tv satellitare Sky (canale 142), all'inizio del 2005. E saranno seguiti da altri ritratti d'autore dedicati a altri esponenti di punta della cooperativa cinema indipendente di allora, Alfredo Leonardi, Tonino De Bernardi, Piero Bargellini, Mario Schifano, Paolo Gioli, Anna Laiolo e Guido Lombardi, Annabella Miscuglio, Massimo Bacigalupo e l'autoritratto stesso di Paolo Brunatto.
Sarà interessante vedere inoltre come i ragazzi che andranno alla mostra del cienma, zona Global Beach, insomma al controfestival, si confronteranno con questi pionieri dell'intervento d'immaginario a tutto campo. Anche perchè il momento clou della manifestazione a favore delle lotte dei precari dello spettacolo inizieranno proprio il 5 settembre. Ci saranno 4/5 gazebi allestiti sulla spiaggia nei paraggi del Palazzo del cinema. Il santuario di San Precario. Merchandising vario. Proiezioni di video e di film, training techno sull'accesso virtuosistico ai saperi...