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Cenni storici sulle tecniche di restauro leggi questa pagina in inglese

Tra i primi a cercare una soluzione al problema degli RVM è stato Alberto Grifi, (pittore, regista, cameraman, fonico, fotografo pubblicitario di aeroplani, autore di marchingegni cinematografici come il "vidigrafo") uno dei primi autori di quello che venne chiamato cinema sperimentale italiano, che già nel 92 realizzò un macchinario artigianale per rendere visibili una parte dei suoi videotape deteriorati per invecchiamento.
Si trattava di videonastri da 1/4 di pollice Akai, e Sony 1/2 pollice "open reel", che venivano usati negli anni '70. Questi nastri trattati chimicamente in un laboratorio "casalingo" furono trascritti con ottimi risultati da vecchi videoregistratori, Akai e Sony, nel reparto dell'Ing. Principato, alla Rai di via Salaria in Roma.
Nel dicembre 1995 fu proibita la fabbricazione di alcuni solventi che venivano usati per il restauro perché considerati inquinanti.
Con l'aiuto di un consulente chimico della Kodak vennero testati ed individuati alcuni solventi sostitutivi il cui uso imponeva però la riprogettazione e la costruzione di un nuovo macchinario.